Yone – L’esempio di vita
Atualizado: 23 de ago.

Yone era una fonte inesauribile di tenerezza e accoglienza, e padroneggiava un’arte rara:
“l’arte di ascoltare”, nel linguaggio di Rubem Alves, cioè, sapeva ascoltare e, dopo aver ascoltato, se qualcuno gli avesse chiesto un parere, avrebbe avuto sempre una parola saggia e ispirata per guidarlo.
Yone è stata un esempio di figlia, sorella, moglie, madre, amica, cittadina, secondo tante toccanti testimonianze. Quando dici questo, potrebbe sembrare qualcosa di “sacrificio”, triste. No, al contrario, per lei tutto era semplice e naturale. Era la figlia felice, la sorella confidente, la moglie appassionata e amorevole, la madre premurosa e divertente, l’amica presente, la cittadina impegnata.
Come cittadina, Yone ha lavorato nel giornalismo e nelle azioni sociali. Sempre modesta e discreta, sulla stampa, come Diana de Lyz, difese i valori familiari e cristiani, nonché come le cause dei meno fortunati; nell’azione sociale, ancora più discreta, forse seguendo quella guida di Gesù: “non sappia la tua sinistra quel che fa la destra”, quanto bene ha seminato, quanti há aiutato.
Come moglie, è stata la compagna serena e affettuosa di ogni momento, il sostegno in tutti i progetti e le sfide, ma è stata anche la musa ispiratrice del poeta Santino.
Come madre, che onore, che privilegio, che gioia essere sua figlia! Quando nacqui, mia madre stava già raggiungendo la maturità. Ma la nostra differenza d’età non è mai stata qualcosa che ho notato. La sua caratteristica è sempre stata la giovinezza. La sua energia era caratterizzata da um dinamismo permanente, da una resilienza ottimista, da positività e da buon umore.
Yone aveva una personalità che univa delicatezza e fermezza. Non l’ho mai vista alzare la voce, ma le sue parole venivano sempre ascoltate e considerate. Pretendeva molta disciplina dai suoi figli, ma con una tale dolcezza che non c’era motivo di agitarsi: obbedivamo felici. Presente in ogni aspetto della nostra vita, non ci ha mai tolto la libertà di pensare o decidere, ma, aprendoci a prospettive diverse, ha presentato la sua opinione saggia e sensata. Ci ha creati con radici solide, ma lasciando le nostre ali libere di volare, per realizzare il piano divino che ogni anima há stabilito di venire sulla terra. Questo atteggiamento, soprattutto di fronte a tutte le perdite che hanno segnato la sua vita, è stato davvero straordinario.
1975: la grande prova
La morte violenta e improvvisa del suo primogenito, Cleômenes, all’età di 30 anni, seguita 40 giorni dopo dalla morte del suo amato Santino, portò quasi Yone a soccombere. Ma, con um coraggio inaudito, a poco a poco, ancorata alla fede, passo dopo passo, le fibre del suo spirito superiore la risollevarono di nuovo.
Dopo i primi periodi di lutto e profonda tristezza, mantenendo sempre la sua indipendenza emotiva, senza ricorrere ad alcun tipo di vittimismo, si è fondata su due pilastri per questo processo di recupero: la fede – dispiegata nella preghiera e anche nell’azione, aiutando gli altri, e l’arte – trasformata in terapia.
Infatti, si dedicò con impegno ancora maggiore alle azioni sociali, intensificando in particolar modo il suo aiuto volontario all’Instituto dos Cegos do Brasil Central. Mettendosi al servizio e riuscendo ad aiutare le persone in situazioni difficili, dando spazio ai suoi sentimenti materni, il suo cuore si è rafforzato nella resilienza.
1975: la grande prova
La morte violenta e improvvisa del primogenito, Cleômenes, a soli trent'anni, seguita, quaranta giorni dopo, dal decesso del suo amato Santino, furono una prova d'indescrivibile dolore. Eppure, con un coraggio inaudito, a poco a poco, un gradino alla volta, le fibre del suo spirito superiore la rialzarono.
Trascorso il primo periodo di lutto e di profonda tristezza – senza mai cedere a alcuna forma di vittimismo e custodendo intatta la propria indipendenza emotiva –, ella si ancorò a due pilastri per questo processo di rinascita: la fede, tradotta in preghiera e in azione attraverso l'aiuto al prossimo, e l'arte – trasformata in terapia.
In effetti, si dedicò con ancora maggiore impegno alle opere sociali, intensificando in particolare la sua collaborazione volontaria presso l'Istituto per i Ciechi del Brasile Centrale (Instituto dos Cegos do Brasil Central). Mettersi al servizio degli altri e riuscire ad aiutare persone in situazioni difficili, dando respiro al suo sentimento materno, permise al suo cuore di rinvigorirsi nella resilienza.
Al contempo, elesse l'arte a propria terapia. Era sempre stata straordinariamente abile con le mani: nel cucito, nel ricamo, nella cucina. Tuttavia, da quel momento in poi, decise di cimentarsi anche con la pittura. I suoi primi quadri a olio traducevano, attraverso i paesaggi, la profonda tristezza per quelle perdite irreparabili. In seguito, si dedicò per qualche tempo a dipingere fiori, creando splendide tele a olio e acquerelli.
Successivamente, sempre desiderosa di progredire nelle sue scoperte, trovò la sua arte d'eccellenza: la pittura su porcellana. Con il tempo, le sue creazioni iniziarono a diventare celebri; perciò, accogliendo la richiesta delle amiche, aprì un atelier nella propria casa per tenere lezioni di pittura su porcellana. L’antica aula del professor Santino si trasformò così nell'atelier di Yone. E così la vita proseguiva...
Il trasferimento a Belo Horizonte
Quanto mi mancava la mia adorata mammina! Ogni vacanza, ogni giorno festivo, correvo a Uberaba, in via Bernardo Guimarães, insistendo sempre affinché valutasse l'idea di trasferirsi a Belo Horizonte. Tuttavia, la mia cara zia Adelina, sorella maggiore di mia madre che aveva sempre vissuto con noi, opponeva resistenza a quel progetto.
Così, solo anni più tardi, trascorsi molti mesi dalla scomparsa di zia Adelina, mia madre decise di fare un tentativo a Belo Horizonte. Approfittò delle vacanze del suo atelier di pittura, chiuse la casa e venne a trascorrere qualche mese qui, per sperimentare come si sarebbe sentita nella capitale del Minas Gerais.
Avere di nuovo la presenza di mia madre vicina a me – non ho parole per descrivere questo dono. Tutti dobbiamo gratitudine alle nostre madri, poiché ci donano la vita. Ma la mia gratitudine trabocca, centuplicata rispetto a quella de qualunque altra figlia. Il motivo risiede nel fatto che, oltre ad avermi donato, insieme a mio padre, la più bella delle infanzie e delle adolescenze, mia madre mi ha praticamente restituito alla vita una seconda volta quando si è trasferita a Belo Horizonte. Confesso che non so come sarebbe stata la mia esistenza senza di lei in quel momento.
Tuttavia, è importante sottolineare che, sebbene il suo trasferimento a Belo Horizonte abbia rappresentato per me un sostegno morale e spirituale insostituibile, Yone seppe creare, qui nelle Alterosas, una nuova vita tutta sua. E, pensate: aveva ottant'anni quando arrivò!
Yone si adattò immediatamente alla vita movimentata di Belo Horizonte. Entrò a far parte dell’Università della Terza Età della Fumec, che frequentò per dieci anni. Vi strinse molte amicizie, che durarono fino alla fine della sua vita. Insieme alle colleghe fondò un giornale all’interno della Fumec e riprese così a scrivere con regolarità. Era sempre al passo con il presente e seguiva con attenzione anche gli avvenimenti politici e sociali. A Belo Horizonte divenne inoltre una praticante quotidiana di Tai Chi Chuan.
Vanitosa, ma senza eccessi, suscitava continui complimenti per la sua pelle così chiara e fresca, per i capelli setosi, sempre ben pettinati, per le unghie curate, lo smalto e il rossetto nelle delicate tonalità del rosa, per la scelta degli abiti, sempre appropriati ed eleganti. E non mancava mai il suo indimenticabile profumo.
Non avendo praticamente mai avuto problemi di salute, non aveva bisogno di farmaci. Credo che la sua salute derivasse da un’alimentazione molto sana — varia, senza particolari restrizioni, ma basata su alimenti biologici, cibo vero, consumato sempre a orari regolari e nelle giuste quantità —, dall’esercizio fisico e dalla serenità interiore. Aveva anche un piccolo rituale curioso: dopo pranzo beveva sempre una minuscola tazzina di caffè e un bicchierino di Porto.
Ma, se aveva cura del corpo, ancor più si prendeva cura dello spirito. La fede incrollabile, la pace interiore e una gioia autentica erano tratti essenziali della sua personalità. La serenità, l’accoglienza e la tenerezza erano il suo segno distintivo nel rapporto con gli altri.
In breve, Yone riuscì nella straordinaria impresa di invecchiare rimanendo “giovane”, magnificamente. Forse uno dei suoi segreti era quel cuore amorevole e compassionevole che continuava a pulsare in lei, insieme a una mente vigile e attenta, a un desiderio inesauribile di imparare e di rendersi utile, e a una fede che si traduceva in preghiere e azioni. Yone rimase “giovane” fino all’età di 92 anni, quando, improvvisamente e dolcemente, se ne andò, lasciando in me un vuoto incolmabile e una nostalgia che non avrà mai fine.
La sua scomparsa, per me un colpo terribile, avvenne nel modo in cui, credo, tutti vorremmo lasciare questa vita.
Quella mattina, mentre io ero al lavoro, lei seguiva la sua consueta routine, gioiosa e piena di attività. Dopo la meditazione mattutina, fece colazione e scese per una sessione di Tai Chi Chuan al sole del mattino, insieme alla sua istruttrice Lara. Tornò a casa, fece la doccia, si vestì con la cura di sempre, si profumò e, di buon umore, si diresse verso la sala da pranzo per il pranzo.
Con lei c’era Verônica, una dolce ed efficiente assistente che ogni giorno veniva a pranzare con lei e che, durante il pomeriggio, le faceva quasi da segretaria, aiutandola nelle letture e nella scrittura. Da quanto mi raccontarono, appena si sedettero a tavola, con il suo consueto buonumore Yone si rivolse alla cuoca:
«Quali delizie mangeremo oggi a pranzo?»
La giovane sorrise — perché era impossibile resistere a quell’atmosfera gioiosa e serena che la presenza di Yone irradiava — e stava per risponderle, quando Yone, all’improvviso, disse:
«Ragazze, c’è qualcosa che non va, non mi sento bene…»
E perse i sensi.
Fu soccorsa immediatamente, nel giro di pochissimi minuti, perché le ragazze chiamarono un vicino, cardiologo, che in quel momento era in casa. Io arrivai disperata, con un’ambulanza, per portarla in ospedale, ma non c’era più nulla da fare. E così fu… Soltanto una lieve sensazione di debolezza, e se ne andò, come l’uccellino magico della storia.
Immagino la festa in cielo, gli angeli ad accogliere un essere così speciale, che aveva compiuto mirabilmente il disegno della propria anima.
L'esempio edificante di Yone Passaglia Gomes de Matos continua a risplendere e a indicare la rotta a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di vivere al suo fianco. Per questo motivo, ho deciso di raccogliere un frammento del suo cammino, riassunto in questo spazio, sperando che possa ispirare una vita piena, coraggio e gioia in chiunque leggerà queste pagine.

